Come Crearti una pensione decorosa? Ecco il 2° post dedicato a farti capire e a farti fare le scelte giuste relativamente alla tua Previdenza.

La parola al nostro Consulente ed Amico: Daniele Stroppiana

Nell’articolo precedente ti ho brevemente spiegato quali siano i tre pilastri della previdenza e come questi, sommati tra loro, diano forma alla pensione di ciascun individuo. Inoltre ti ho poi descritto una possibile soluzione previdenziale che riguardava però solo il terzo pilastro, ovvero quello della previdenza individuale relativo alle polizze assicurative di accantonamento.

Oggi ti parlerò invece del secondo pilastro, cioè quello relativo alla previdenza collettiva che comprende i Fondi Pensione. Quando si sente parlare del secondo pilastro previdenziale si intendono tutti i fondi collettivi quali per esempio i Fondi Pensione adibiti alla destinazione del TFR dei dipendenti.

Ma forse non tutti sanno che questi fondi vengono anche utilizzati per abbattere il proprio reddito lavorativo soprattutto dai lavoratori autonomi, ma sempre più anche dai dipendenti, visti gli interessanti vantaggi fiscali. Prima di entrare nel dettaglio di come questi fondi funzionino, ci tengo però a precisare il perchè della loro creazione. Vediamo quindi…

bilancio familiare

PERCHÈ SONO STATI CREATI I FONDI PENSIONE?

I Fondi pensione sono stati creati per risolvere un problema sociale. Quale? Quello della pensione pubblica. Esatto, poiché il primo pilastro occupato dall’ INPS, è ad oggi un enorme buco nero non più in grado di garantire le favolose pensioni di cui hanno invece potuto godere i nostri nonni. Il buco dell’INPS non deve allarmare, ma è giusto che tutti sappiano che è stato creato per finanziare la spesa pubblica, la quale viene ancora oggi finanziata grazie ai fondi dell’ente pensionistico poco fa menzionato. La domanda subito successiva a cui voglio dare una risposta è:

PERCHÈ ADERIRE AD UN FONDO PENSIONE?

Le regioni sono principalmente tre:

  1. La prima ragione è sicuramente il vantaggio fiscale che i Fondi Pensione garantiscono a chi vi aderisce. In particolare questo vantaggio favorisce tantissimo i lavoratori dipendenti che decidono di spostare il loro Tfr in un Fondo pensione, ma descriverò questa situazione più avanti.
  2. La seconda è rappresentata dai rendimenti del Fondo. Anche di questa particolarità parlerò più avanti, poichè strettamente connessa alla prima.
  3. La terza motivazione è che i Fondi Pensione danno la possibilità a tutti, lavoratori dipendenti e autonomi (tranne coloro che hanno la Partita Iva con il regime dei minimi al 5%) di abbattere il proprio reddito per una somma fino a 5164 euro l’anno. Trovo importante sottolineare che, dato che l’ultima normativa del Governo italiano ha abbassato notevolmente la detraibilità delle vecchie e nuove polizze vita (fino a 1200 euro all’anno), vi è la possibilità che la deducibilità annua dei Fondi Pensione venga innalzata da 5164 euro a 10000 euro. Attenzione a non confondere detraibilità con deducibilità o abbattimento. Mentre la prima indica che si può detrarre dalle tasse solo una percentuale, le altre due significano che al reddito sottraete quanto versate volontariamente sul Fondo Pensione. Per esempio, se dichiaro 30000 euro lordi l’anno e verso 5000 euro l’anno sul mio Fondo Pensione, pago le tasse su 25000 euro, mandando in abbattimento 5000 euro. Mi sono soffermato particolarmente su questo punto poichè rappresenta un’interessantissima possibilità per pagare meno tasse, non sempre sfruttata al meglio, nè tanto meno conosciuta da tutti. Inoltre, tale vantaggio può essere sfruttato da tutti i tipi di lavoratori, sia autonomi che dipendenti. Gli unici che ne restano esclusi, sono gli autonomi con Partita Iva con il regime dei minimi, poichè già avvantaggiati con la tassazione IRPEF del 5%.

CHI PUÒ USUFRUIRE DI UN FONDO PENSIONE E QUALI VANTAGGI SPECIFICI SI HANNO?

Come già anticipato in precedenza, tutti i tipi di lavoratori possono aderirvi per diverse ragioni. Di seguito dividerò i lavoratori in tre categorie specifiche, ovvero DIPENDENTI, AUTONOMI e DATORI DI LAVORO (in realtà anche un bambino non maggiorenne potrebbe avere un Fondo pensione, ma queste sono situazioni estreme poichè esistono dei prodotti sicuramente più interessanti per i bambini):

  1. LAVORATORI DIPENDENTI: Secondo alcune stime dell’ISTAT i lavoratori dipendenti che andranno in pensione riceveranno una pensione pubblica che in termini percentuali potrà rappresentare tra il 60% e l’80% dell’ultimo reddito da lavoro. Ciò significa che i meno fortunati che oggi guadagnano 1000 euro al mese ne prenderanno in pensione 600, mentre i più fortunati ne riceveranno 800. Chiaro che qui l’aggettivo “fortunati” è assolutamente utilizzato con un’accezione diversa dalla solita viste le basse cifre di cui si parla. I lavoratori dipendenti sono i meno colpiti dalla riforma contributiva delle pensioni perchè hanno più possibilità rispetto alle altre categorie. Per esempio questi hanno l’arma del Tfr, il trattamento di fine rapporto, il quale può e dovrebbe essere intelligententemente investito in un Fondo Pensione. Perchè? Perchè la quota annuale di Tfr, versata al lordo dal datore di lavoro senza spesa alcuna per il lavoratore, se mantenuta dall’azienda al momento del pensionamento verrà tassata per un minimo del 23% ad un massimo del 43% secondo gli scaglioni di reddito IRPEF. In Italia, la tassazione media del Tfr degli individui risulta essere del 28%. Se invece si decidesse di spostare il versamento della propria quota del Tfr in un Fondo Pensione, la tassazione al momento del pensionamento varierebbe da un minimo del 9% ad un massimo del 15%!!! Questo non secondo gli scaglioni Irpef, ma secondo gli anni di contributi da versare che mancano per arrivare alla pensione. Questo vantaggio fiscale riprende la prima ragione sopracitata che avevo promesso di approfondire. La domanda che i miei clienti mi pongono più frequentemente è: “per quale ragione lo Stato dovrebbe permettermi di avere una tassazione agevolata? Cosa ci guadagna?”. Ebbene la risposta è molto semplice: lo Stato da anni ormai si è accorto che l’INPS non è più in grado di sostenere la spesa pensionistica per tutti, inoltre tale ente è stato parzialmente svuotato dei soldi pubblici per finanziare la spesa pubblica e colmare i vuoti del Ministero del Tesoro. Ecco perchè dà ai lavoratori svariate possibilità per accantonare con vari metodi il proprio denaro, in modo da garantire ai propri cittadini un futuro migliore, perchè ricordatevi sempre che un cittadino che non produce reddito è un peso per le spese dello Stato. Un lavoratore che percepisce un reddito annuo lordo di 25000 euro, che vi aderisce, dopo 35 anni di contributi versati su un Fondo con un interesse medio del 3,5% all’anno arriva a prendere 15000 euro in più rispetto a chi lascia il suo Tfr in azienda. La seconda ragione di cui ti ho accennato poche righe fa, come avrai capito è sempre legata allo spostamento del Tfr e risiede nella differenza di RENDIMENTI del Fondo Pensione rispetto all’azienda o al datore di lavoro. Questo perchè il Tfr annuo accantonato dal datore di lavoro o dalla propria azienda si rivaluta del 3% circa mentre, eccezion fatta per alcuni Fondi Pensione, questi rendono mediamente di più, intorno al 3,5%. So che un misero 0,5% può sembrare una sciocchezza, ma ti assicuro che su 35 anni di contributi versati la differenza in termini economici è sensibile e te ne fornirò un esempio grazie all’utilizzo di un software se avrai il piacere di verificarlo insieme a me. Attenzione, un altro vantaggio dei Fondi Pensione è la SICUREZZA, questo poichè il versamento della quote di Tfr non sempre viene fatto con regolarità e non si possono vedere i versamenti effettivi se sono gestiti dal datore di lavoro e non sono fatti su uno specifico fondo. In questo secondo caso infatti il Fondo ti avvertirebbe in caso di mancato versamento e si mobiliterebbe per sollecitare l’azienda o chi di dovere, mettendoli così sull’attenti. Un ulteriore motivo per spostare il Tfr su di un Fondo è che questo funziona come un prodotto assicurativo ed in caso di premorienza del lavoratore prevede quindi la scelta di uno o più beneficiari. Ciò non avviene nel caso del Tfr lasciato in azienda e non sono rari casi di persone che non sapendo che gli spettasse di diritto il Tfr della defunta moglie o del defunto marito, non l’hanno mai ritirato. Infine, per concludere con questa tipologia di lavoratori, questi possono altresì versare volontariamente e saltuariamente delle somme di denaro per abbattere il proprio reddito da lavoro per un massimo di 5164 euro l’anno e pagare meno tasse, esattamente nello stesso modo di come mi sono soffermato a spiegare prima per i lavoratori autonomi con Partita Iva. Mentre ci sono ti spiego anche la differenza tra alcuni Fondi Pensione, poichè tanti, tantissimi lavoratori cui vi hanno aderito, purtroppo non conoscono tutte le regole del fondo con cui hanno sottoscritto un contratto. Per semplificazione dividerò i Fondi Pensione in Fondi di CATEGORIA e Fondi APERTI. I secondi sono i fondi di cui abbiamo parlato finora, mentre i primi sono Fondi spesso gestiti dai sindacati dell’azienda, con un’ampia porzione azionaria che segue l’andamento del mercato e spesso instabili nei rendimenti. Detto ciò, l’enorme differenza tra i due è che nel caso dei Fondi di Categoria, qualora il dipendente venga licenziato o cambi lavoro, il Tfr non viene più mantenuto dal Fondo, ma viene liquidato al lavoratore. Inoltre non viene liquidato con un tasso agevolato dal 9% al 15% ma al tasso dello scaglione IRPEF corrispondente al reddito da lavoro. E’ il caso di chi aderisce a Fondi come COMETA, FONTE, PEGASO, PREVIAMBIENTE e tanti altri. Chi aderisce a questi Fondi se non vuole perdere l’agevolazione fiscale sul Tfr deve sperare di non essere mai licenziato dal posto di lavoro o di non dover cambiare mansione per qualsiasi motivo. Con un qualsiasi Fondo Aperto, la liquidazione immediata e la perdita del vantaggio fiscale non avverrebbe. Spiegherò bene più avanti tutti i casi possibili in un Fondo Pensione ed il suo funzionamento.
  2. LAVORATORI AUTONOMI: Per questa tipologia di lavoratori i vantaggi del Fondo Pensione sono applicabili solo per metà poichè a questa categoria non viene versato dal datore di lavoro un Tfr. Gli autonomi possono però versare volontariamente somme di denaro per abbattere il proprio reddito, come spiegato molto bene in precedenza più volte. Il capitale versato annualmente per dedurre tale cifra annuale dalle tasse, verrà poi tassato al momento del pensionamento della percentuale secondo gli anni che mancavano di contributi da versare al momento della stipula del contratto per aprire il Fondo Pensione.
  3. DATORE DI LAVORO: I datori di lavoro come i lavoratori autonomi con partita Iva possono dedurre il proprio reddito fino a 5164 euro l’anno, ma c’è dell’altro. Facendo aderire i propri dipendenti ad un fondo pensione e versando loro il Tfr su tale fondo, i datori di lavoro con più di 50 dipendenti possono arrivare fino ad un 6% annuo risparmiato sui costi dei dipendenti, mentre per coloro che hanno meno di 50 dipendenti fino ad un 4%. Tali risparmi derivano da alcune tasse che i datori di lavoro sono costretti a pagare per mantenere il Tfr dei propri dipendenti, ecco perchè conviene versare la quota annuale, semestrale, trimestrale, bimestrale o mensile su di un fondo pensione. Le tasse a cui mi riferisco sono:
  • il Contributo Fondo di Garanzia (0,2% del Reddito Annuo Lordo del dipendente)
  • Deducibilità dal Reddito di Impresa (6% del Tfr)
  • Riduzione Costo del Lavoro (0,25% del Reddito Annuo Lordo)
  • Rivalutazione del Tfr (1,5% + 75% ISTAT)

Una volta spiegato chi può usufruire dei vantaggi fiscali e quali sono, veniamo all’ultima domanda a cui dare una risposta….

COME FUNZIONA UN FONDO PENSIONE E POSSO AVERE DEGLI ANTICIPI?

Chi aderisce ad un Fondo Pensione può accedere:

  • Subito fino ad 75% dei propri versamenti per spese sanitarie importanti personali o familiari.
  • Dopo il trascorrimento di 8 anni si può accedere al 75% del capitale per acquisto e/o ristrutturazione della prima casa o fino al 30% del capitale per qualsiasi motivo.
  • In caso di perdita o interruzione del lavoro, trascorsi 12 mesi consecutivi si può accedere al 50% del capitale, trascorsi 48 mesi consecutivi si può accedere al 100% del capitale.
  • Raggiunta l’età del pensionamento si può decidere se avere tutto il capitale subito oppure se riceverne il 50% e trasformare la restante parte in rendita vitalizia. Per cifre superiori ai 100.000 euro è possibile solo la seconda opzione.

Per concludere e ricapitolare al tempo stesso, perché mi rendo conto che il discorso non è dei più Semplici, voglio darti un consiglio “di pancia”, più che da esperto:

Non fare decidere gli altri riguardo il tuo futuro, scegli tu! Usa la tua forza volontà, azionati per raccogliere informazioni e proposte, prenditi il tempo per valutarle e solo dopo… DECIDI!

Se dopo aver letto i miei due articoli, pensi che potrei essere io la persona giusta per aiutarti a capire quale può essere la scelta Previdenziale migliore per te, allora scrivimi a daniele.stroppiana.90@gmail.com e vedremo di fissare un appuntamento (ci tengo a dirlo in anticipo: sono letteralmente sommerso dalle mail di richiesta appuntamento, conseguenti al post precedente. Prometto che Risponderò a tutti quanto più tempestivamente, ma non posso garantire tempi brevi sugli appuntamenti!)

In ogni caso, ti auguro di fare la scelta migliore e di vivere Felicemente gli anni di relax per cui hai lavorato una Vita!

Daniele Stroppiana

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